Gli inizi

Alla morte del padre, Camillo d'Errico eredita una ingente proprietà le cui rendite inizia ad investire nell'acquisto di quadri e volumi preziosi.
Uomo colto e amante dell'arte, Camillo frequenta assiduamente gli ambienti culturali napoletani, con cui mantiene contatti anche quando, dopo aver terminato gli studi, ritorna a Palazzo San Gervasio.Acquista molti quadri sul mercato napoletano, presso antiquari e rigattieri, e li fa trasportare a Palazzo San Gervasio su carri condotti dai suoi salariati.Per arricchire la collezione incarica degli acquisti un certo Scognamiglio, restauratore del Museo Nazionale di Napoli e probabilmente anche Raffaele Barbieri, pittore di Spinazzola e autore di alcuni dipinti parte della Quadreria. Diversi quadri acquistati sul mercato napoletano non appartengono a pittori famosi ma ad artisti ancora ignoti, spesso allievi di scuole prestigiose.
E' tra il 1850 e il 1860 la prima menzione della quadreria, definita dallo Spezzacatene “Piccola si`, ma preziosa e importante”.
Gli ambienti culturali e le amministrazioni purtroppo non registrano la presenza della quadreria se non dopo la morte di Camillo.

 

Cresce la collezione

Camillo è eletto alla carica di sindaco e a partire da questa data si intensifica la sua attività di collezionista. Con l'Unità d'Italia i d'Errico diventano la nuova classe dirigente che subentra ai De Sangro, principi di Palazzo San Gervasio. Da questa famiglia Camillo acquista un nucleo importantissimo di quadri, che i De Sangro collezionavano nella loro residenza di Palazzo San Gervasio. Ed è qui che Camillo viene in possesso di un quadro considerevole: Giacobbe che contempla le spoglie insanguinate del figlio Giuseppe (cat. n. 212) un tempo alloggiato nella residenza di Fontana Medina del Marchese di Genzano, Giangiacomo De Marinis. Talora i quadri venivano acquistati da Camillo in circostanze particolari, come avvenne per il San Francesco, attribuito al Ribera: nel 1848 pare che il quadro fosse stato lanciato dalla finestra del Palazzo Gravina di Napoli insieme ad altre suppellettili mentre divampavano le fiamme, quando una guarnigione di soldati svizzeri avrebbe incendiato il palazzo con l'intenzione di stanare i rivoltosi barricati all'interno. Il dipinto, salvato dal Sacerdote Quinto di Montemilone, sarebbe poi stato acquistato da Camillo.

 

La grande mostra

Nel 1877 a Napoli si tiene una famosa mostra sull'arte napoletana, in cui sono esposti quadri provenienti per lo più da collezioni private. E sempre a Napoli alcuni anni più tardi fu inaugurata la rivista “Napoli nobilissima” nelle cui pagine venivano segnalate alcune prestigiose collezioni private, tra cui quella del Duca di Martina Placido De Sangro, un esponente della famiglia De Sangro che deteneva i principati di Fondi e di Palazzo San Gervasio. Questi eventi furono certamente influenti sulla formazione della collezione, visto che molti quadri provengono da collezioni private importanti quali quelle dei Fiorino, Ottajano, Piedimonte e Caracciolo di Napoli, oltre che dai De Sangro.
Intanto Camillo andava affinando e perfezionando i suoi gusti artistici, come testimonia la sua biblioteca, in cui figurano fonti importanti, come il De Dominici, il Celano, il Capaccio, il Sarnelli, il D'Eugenio, il Vasari e il Malvasia, nonché la presenza di Poliorama Pittoresco e dell'Archivio Storico Napoletano.

 

Il lascito

Camillo d'Errico muore nel 1897 e, per volere testamentario, dispone che i tanti preziosi dipinti e i tanti libri contenuti nel suo Palazzo, costituissero una Biblioteca e una Pinacoteca pubbliche, con l'istituzione ad Ente Morale.Il notaio Gasparrini redige l'inventario completo delle opere, rispettando l'ordine che i quadri avevano nel Palazzo e le attribuzioni del tempo. La Quadreria appariva eterogenea per la presenza di quadri di varia natura e a seconda del gusto del tempo e delle circostanze legate all'acquisto.Vi figurano quadri autentici di grande pregio, come anche copie realizzate da allievi di scuole pittoriche importanti. Il gesto munifico di Camillo di donare l'intera raccolta di quadri e di libri al paese, si inserisce nel clima di quell'impegno civile, politico e culturale per cui si era contraddistinta la famiglia d'Errico.